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20/02/2015, 17:34



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 «Dall’idea giusta al team, dalle risorse alle ambizioni. Quello che serve oggi è avere il coraggio di affrontare l’incertezza e trasformarla in libertà per sviluppare idee in cui crediamo. La domanda da farci non è quale lavoro farò, ma quale lavoro



"Quello che serve oggi è avere il coraggio di affrontare l’incertezza e trasformarla in libertà per sviluppare idee in cui crediamo e che sentiamo come nostre. La domanda da farci non è quale lavoro farò, ma quale lavoro m’inventerò. Questo è il nostro tempo e non potrebbe esserci momento migliore per dare forma alle nostre idee. Possiamo essere artigiani, creativi, artisti, musicisti, stilisti, manager, scrittori, filosofi, imprenditori o non-imprenditori. Il percorso per sviluppare un’idea è unico come unica è l’identità di chi l’ha concepita. E il mondo ha bisogno di unicità".

Raccontate a EconomyUp il vostro #nuovolavoro
A leggere le prime parole di Fai fiorire il cielo, libro scritto da Jacopo Perfetti (Sperling & Kupfer editore), la domanda sorge spontanea: 
"Scusi, ma lei ci è o ci fa? Perché in periodo in cui la disoccupazione giovanile è alle stelle, tempo indeterminate e posto fisso appaiono come chimere, lei parla di inventarsi un lavoro e della possibilità di considerare questo tempo come il migliore possibile per dare vita alle nostre idee?". 
"Io ci sono" taglia corto Jacopo Perfetti, "perché sono un esempio vivente di ciò che scrivo: ho sempre inventato un lavoro e trovato il modo per realizzare i miei progetti" racconta. 
Classe 1981, dopo il liceo classico si improvvisa programmatore informatico, segue una formazione accademica in campo umanistico, poi apre un locale in cui unisce la stravaganza della nightlife alla meraviglia dell’arte, fino al conseguimento di un MBA e alla passione per l’economia. Nel frattempo si diverte a lanciare iniziative imprenditoriali e collabora con SDA Bocconi School of Management. Nell’ambito del marketing e della comunicazione, ha lavorato come consulente creativo per alcuni tra i principali marchi italiani, da Eni a LaRinascente.- 
Nel #nuovolavoro conta più il talento che il posto fisso Insomma, un personaggio che conosce il mondo del lavoro proprio perché lo sta vivendo passando da un settore all’altro. E se c’è una cosa di cui è convinto è proprio questa:se hai un’idea straordinaria da sviluppare questo è il momento giusto per farlo. Come? 
"Attraverso sei fasi, che nel libro vengono spiegate attraverso sei metafore.
 
Fase 1: la barca, metafora dell’idea. Tutto ha inizio con un progetto realizzabile. 
Fase 2: trovare il mare di riferimento in cui far navigare la barca. 
Fase 3: trovare le persone giuste, cioè il vento, che possono spingere l’idea e fargli prendere il largo. Badando bene, però, di trovare persone che abbiano caratteristiche diverse e complementari: alcuni devono avere capacità innovative e ingegno, altri capacità progettuali e know how per l’esecuzione del progetto, altri ancora le competenze giuste per la realizzazione pratica. 
Fase 4: gli scogli, ossia la metafora delle risorse. Oggi siamo in un periodo storico in cui la liquidità è minore, ma proprio quando le risorse diminuiscono si aguzza l’ingegno per realizzare il progetto. È un po’ la teoria del ’meno per meno uguale più’. 
Fase 5: il porto. Trovata l’idea e i mezzi per realizzarla, è il momento di lanciarla sul mercato, studiando come differenziarsi dai concorrenti e come interfacciarsi con gli interlocutori. Fase 6: le stelle. Perché fermarsi al porto quando si può puntare alle stelle? Bisogna sempre aspirare all’unicità. Perché arrivare primi in qualcosa che esiste già e non essere unici in qualcosa che non esiste?".Ma basta davvero seguire queste sei fasi per realizzare un’idea e trovare un lavoro? E, soprattutto, bastano in Italia? "Partiamo innanzitutto da una premessa: il pessimismo è un lusso che noi giovani non possiamo permetterci - spiega Perfetti - . E, invece, purtroppo, in Italia viviamo ancora con il mito del posto fisso e del lavoro a tempo indeterminato. Senza prendere in considerazione il fatto che ormai il mercato del lavoro è cambiato. E che a noi non resta che accettarlo e adeguarci alle nuove condizioni. Facciamo un paragone con l’America: lì un giovane in cerca di lavoro manda un curriculum, poi un altro e un altro ancora. Arrivati a cinque curriculum senza risposta, smette e crea la sua startup. Che cosa succede invece in Italia? Al quinto curriculum senza risposta, il giovane si siede. E questo accade per due motivi: da una parte per il fatto che in Italia se cadi non ti fai malissimo, spesso i giovani sono aiutati e mantenuti dalle famiglie e il nostro è un Paese in cui, tutto sommato, si sta bene anche con poco. Quello che è preoccupante, infatti, in Italia non è tanto il tasso di disoccupazione giovanile quanto il numero di giovani che non cercano più lavoro. 
Dall’altra parte, invece, c’è nel nostro Paese una propensione alla pigrizia lavorativa: quante sono le aziende che sono disposte a investire nell’innovazione? Pochissime. Ce ne stiamo tutti buoni nel nostro piccolo mondo. Complice, anche, uno Stato che poco o nulla fa per aiutare chi invece ha voglia invertire la rotta. Il risultato di tutto ciò? Diventiamo troppo esterofili: schiacciati dalla complessità della situazione, della burocrazia, delle difficoltà del nostro Paese, quando andiamo all’estero restiamo meravigliati dall’eccessiva semplicità di tutto. E allora siamo portati a pensare che all’estero sia tutto migliore: ma ci rendiamo conto che in Italia anche i programmi di cucina sono importati dall’estero? La cucina? Un settore dove dovremmo essere noi a dare lezione" continua Jacopo Perfetti.- "La fine del posto fisso? Non significa precarietà ma innovazione"E, allora, quali consigli dare ai giovani che sono alle prese con il nuovo lavoro? "Fondamentalmente due consigli - dice Perfetti -. Il primo è quello di credere in se stessi. Nessuno crederà ai vostri progetti imprenditoriali se non siete voi i primi a crederci. 
Secondo consiglio: connettere i punti. In Italia abbiamo tante cose in cui siamo i più bravi in assoluto: dall’arte alla cultura, dalla moda al design e alla cucina. Dobbiamo fare una mappatura delle eccellenze made in Italy e ripartire da lì. Non cerchiamo lontano da noi i settori in cui eccellere, ce li abbiamo già. Basta, appunto, congiungere i punti"."Infine - conclude Perfetti - mi permetto di dare un consiglio allo Stato: cari politici, andate a rivedere come l’America è uscita dalla crisi del ’29. E prendete esempio. Bisogna investire, individuando bene settori e modalità, per uscire dalla crisi. Solo così potete aiutare i nostri giovani a far fiorire il loro cielo".

Articolo originale pubblicato su Economyup





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