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05/02/2015, 20:08



Il-nuovo-imprenditore-sociale


 Su 2033 startup registrate solo 64 sono a vocazione sociale. Come farle crescere? L’esempio di MarioWay e l’impegno delle cooperative. Unipol lancia un nuovo programma di accelerazione



Su 2033 startup innovative registrate in Italia solamente 64 sono a «vocazione sociale». Come farle crescere e creare un ecosistema favorevole anche al loro sviluppo? Finanziamenti, comunicazione, competition: su questo si sono confrontati a Milano, ospiti di Avanzi all’interno di Make a cube per un seminario organizzato da Italia Startup, quasi duecento operatori del sociale.

I vantaggi: deduzioni e detrazioni maggiorate
Primo punto all’ordine del giorno: far conoscere la legge e gli incentivi anche agli operatori del Terzo Settore. A questo ci ha pensato Mattia Corbetta del Ministero allo sviluppo economico che ha riassunto le agevolazioni riservate a operatori e investitori di startup innovative: quindi detrazioni e deduzioni del 25 e del 27% per i finanziatori nel caso si tratti di nuove imprese a vocazione sociale; iscrizione a costo zero presso le Camere di Commercio; equity crowdfunding per la raccolta di capitale diffuso; work for equity per remunerare i fornitori. I requisiti sono quelli classici: meno di 4 anni di vita; bilancio inferiore ai 5 milioni di euro; nessuna distribuzione degli utili; possesso di un brevetto o un terzo della forza lavoro altamente qualificata oppure investimenti in ricerca di almeno il 15% del valore totale della produzione. Per essere considerati a «vocazione sociale» bisogna operare in uno di questi settori: assistenza, educazione, istruzione, tutela dell’ambiente, raccolta rifiuti, valorizzazione del patrimonio culturale, formazione. «Quello delle startup a vocazione sociale è una tipologia che nasce dall’intersezione di altri due grandi fenomeni - ha spiegato Corbetta - quello dell’impresa sociale, nata per supplire alla crisi del welfare pubblico e quelle delle imprese innovative. Se consideriamo da un lato l’importanza del privato nel settore sociale e il fatto che ogni nuovo posto di lavoro in imprese innovative genera cinque posti di lavoro nel mercato classico, capiamo l’importanza che questo fenomeno può avere». Perché un numero tanto basso quindi? Da una parte un banale problema di codici Ateco e poi soprattutto una scarsa conoscenza delle potenzialità nel mondo delle cooperative. «Noi non vogliamo che da domani le startup sociali diventino diecimila, non è un problema quantitativo - ha sottolineato Corbetta - Ma vorremmo che il mondo cooperativo imparasse dalle startup, creando un nuovo tipo di imprenditore sociale».

La carrozzina MarioWay
L’esempio di Marioway
Un buon esempio di nuovo imprenditore sociae e tecnologico è Mario Vigentini un educatore socio-sanitario, che nel 2010 ha inventato Marioway. Con la sua startup innovativa, ora registrata e a chiara «vocazione sociale» ha creato una carrozzina che si muove senza mani che porta la persona a vivere in modo simmetrico con il mondo. «Non ho pensato a un ausilio per disabili ma a un elemento che facesse vivere la relazione tra disabilità e normalità» 

Ricette a confronto
«Bisogna creare una rete di dimensione industriale - spiega Stefano Granata, Confcooperative - Consorzio CGM -. Il sistema delle aziende cooperative soffre di nanismo. Bisogna connettere l’esperienza delle cooperative con le startup e costruire risposte che siano d’impatto. I settori nei quali lavoriamo - turismo, cultura, lavoro, energia - sono il futuro del Paese». Certo, attrarre capitali sulla cooperazione sociale non è facile. La legge sulle startup può essere usata come grimaldello, ma si troverà mai un investitore disposto a investire mezzo milione di euro in una cooperativa se il suo voto vale come quello del socio a 50 euro? La parola d’ordine pare «ibridazione». Intanto Unipol prepara un nuovo programma di accelerazione, si chiama Unipol Ideas e viene lanciato lunedì 19: coinvolgerà dieci startup sociali.



Articolo in versione originale su: Corriere.it


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